Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli. (Rm 4,18)
Credere contro ogni speranza.
Davvero è possibile riuscire a vivere tutto questo? O sono solo belle parole?
Proviamo a scoprirlo insieme!
Partiamo da un presupposto fondamentale che ci viene donato da papa Benedetto XVI:
Ogni agire serio e retto dell’uomo è speranza in atto.
Cosa significa questo? Che ogni nostro gesto può essere seme di speranza, per la mia vita e quella degli altri. Ma non solo! Tutto ciò che noi possiamo compiere è frutto di una forza intrinseca, di un dono che ci è stato fatto con il Battesimo: la speranza, appunto. Se dentro di noi non abitasse la speranza, non potremmo fare tantissime cose, anche quelle più semplici e quotidiane (come alzarci, uscire di casa, studiare, lavorare, incontrare persone, instaurare relazioni, …).
Sembra una banalità, ma a volte ci dimentichiamo quanto siano preziose le “banalità” della nostra vita!
Papa Ratzinger però fa un passo in avanti e ci dice che:
l’impegno quotidiano […] ci stanca o si muta in fanatismo, se non ci illumina la luce di quella grande speranza che non può essere distrutta neppure da insuccessi nel piccolo e dal fallimento in vicende di portata storica.
È importante sapere: io posso sempre ancora sperare, anche se per la mia vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non ho più niente da sperare. Solo la grande speranza-certezza che, nonostante tutti i fallimenti, la mia vita personale e la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell’Amore […], può dare ancora il coraggio di operare e di proseguire.
Tra i tanti personaggi che la Bibbia ci fa incontrare e conoscere, Abramo è forse quello che più di tutti rende tangibile questa capacità di sperare… ciò che sembra impossibile.
In Genesi 4, incontriamo Abram che sceglie di fidarsi di Dio, della sua promessa e di lasciare la sua casa, la sua terra, le sue relazioni. In altre parole, Abram decide di accogliere un modo di pensare diverso dal suo; è un tuffo nel vuoto, nel buio! Ma la speranza è proprio questo: è il coraggio di entrare nel buio per scoprire che lì dentro c’è una luce che ci attende per condurci su una strada nuova, inesplorata.
Stiamo attenti però! Il cammino della speranza non è mai un cammino semplice, privo di difficoltà!
Arriva sempre un momento in cui la fatica si fa sentire e lo scoraggiamento fa la voce grossa. Cosa si può fare allora in questi momenti? Dire “Non ti preoccupare, andrà tutto bene!” o “Fidati e Dio ti premierà” sono risposte alquanto superficiali. E la speranza non è mai qualcosa di superficiale! Al contrario, è la capacità di leggere la realtà con sguardo profondo e vedere la presenza di un Dio buono e provvidente che non ci lascia mai soli.
Ecco allora perché nel capitolo 15 di Genesi, troviamo Abram che si lamenta con Dio: sperare significa fidarsi così tanto di Dio da non temere di consegnare i nostri dubbi e domande. Ancor più, Abram grida, chiedendo aiuto a Colui che gli aveva promesso una discendenza e che sembra improvvisamente essersi fatto assente.
La risposta non tarda ad arrivare:
“Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza” (Gen 15, 5)
La scena si svolge di notte, fuori è buio, ma anche nel cuore di Abramo c’è il buio della delusione, dello scoraggiamento, della difficoltà nel continuare a sperare in qualcosa di impossibile. […]
E quel segno che Dio dona ad Abramo è una richiesta di continuare a credere e a sperare: «Guarda in cielo e conta le stelle […] Tale sarà la tua discendenza» (Gen 15,5). È ancora una promessa, è ancora qualcosa da aspettare per il futuro. Dio porta fuori Abramo dalla tenda, in realtà dalle sue visioni ristrette, e gli mostra le stelle. Per credere, è necessario saper vedere con gli occhi della fede; sono solo stelle, che tutti possono vedere, ma per Abramo devono diventare il segno della fedeltà di Dio.
È questa la fede, questo il cammino della speranza che ognuno di noi deve percorrere.
Papa Francesco
Alziamo dunque lo sguardo per guardare stelle. Sono lì, alla portata di tutti. Ma solo se ci poniamo in ascolto della voce di Dio Padre ne sapremo cogliere tutta la bellezza e il senso più profondo che custodiscono: essere segno semplice e umile di una Speranza che ci permette di camminare nella notte. Sapremo allora anche farci prossimi a chi quella luce non riesce a vederla perché ha gli occhi ancora rivolti alle cose della terra.
Sia questo il nostro cammino di conversione in questo tempo di Quaresima!